METROPOLI AFRICANA DI 200.000 ANNI FA

L'Africa, ed in particolare il Sud Africa, è sempre stata considerata la culla della civiltà. Oggi, questo fatto viene avvalorato da una scoperta che ha dell'incredibile.
A circa 280 km ad ovest del porto di Maputo, la capitale del Mozambico, sono stati rinvenuti i resti di una grande metropoli che misurava, secondo stime prudenti, circa 5.000 km quadrati. Faceva parte di una comunità ancora più ampia, di circa 35.000 chilometri quadrati, risalente ad un periodo che va dal 160.000 al 200.000 a.C.

 

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Le migliaia di miniere d’oro scoperte nel corso degli ultimi 500 anni, indicano una civiltà scomparsa che ha vissuto scavando l’oro in questa parte del mondo per migliaia d’anni. E se questa regione è in realtà la culla del genere umano, è probabile che stiamo analizzando le attività della più antica civiltà sulla Terra.

L'area in questione è visibile nel quadrato formato dalle seguenti coordinate di Google Earth A:

Carolina – 25 55′53,28″S / 30 16′ 13,13″ E
Badplaas – 25 47′33,45″S / 30 40′ 38,76″ E
Waterval – 25 38′07,82″S / 30 21′ 18,79″ E
Machadodorp – 25 39′22,42″S / 30 17′ 03.25″ E

 

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Le singole rovine sono in gran parte costituite da cerchi di pietre. La maggior parte sono sepolti sotto la sabbia e sono visibili soltanto dal satellite o dall’aereo. Oltre alle strutture circolarisi notano strade molto lunghe B che proseguono per parecchi chilometri D.

È probabile che abbiamo a che fare con le strutture più antiche mai costruite dall’uomo sulla Terra.
Questo ritrovamento è in netta contraddizione con la storiografia tradizionale che si ostina inspiegabilmente ad insegnare che le civiltà più importanti ed imponenti sono apparse in Sumeria e in Egitto, e che prima di esse non v'era nulla.

Originariamente le mura furono considerati recinti per il bestiame realizzati da tribù nomadi, come il popolo bantu, che si spostò verso sud e si stabilì in questa terra intorno al sec. XIII. Non erano note testimonianze storiche di alcuna civiltà antecedente, in grado di far crescere una comunità così densamente popolata. Ora però, queste rovine sono ritenuti resti di antichi templi e osservatori astronomici di un'antica civiltà perduta che risale a molte migliaia di anni fa.

Le rovine sono distribuite su una vasta area. Possono essere apprezzate dal cielo o attraverso immagini satellitari. Molte sono quasi completamente erose o sono state coperte dai movimenti del suolo fatti per l’agricoltura lungo il tempo. Alcune sono sopravvissute abbastanza bene da rivelare le loro grandi dimensioni, con alcuni muri originali alti sino a quasi 2 metri d’altezza e oltre un metro di larghezza. È evidente che la metropoli è stata ben progettata e sviluppata da una civiltà evoluta. Alcune strade si estendono per un centinaio di miglia, e collegavano la comunità e l’agricoltura a terrazzamenti molto simili a quelli trovati negli insediamenti Inca in Perù.

 

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La datazione col carbonio 14, di sostanze organiche presenti nel sito, come il legno bruciato, è alterata dalla possibilità che gli esemplari possano aver subito incendi recenti, cosa che si verifica sovente nella zona.


La scoperta del sito avvenne quasi per caso, da parte di un uomo che notò un gruppo molto strano di grosse pietre sporgere dal terreno. Egli notò dei monoliti, e si rese subito conto che erano allineati ai punti cardinali della Terra – nord, sud, est e ovest. C’erano almeno tre monoliti allineati verso est dove sorge il sole, ma sul lato ovest c’era un misterioso buco nella terra, mancava qualcosa.
Misurazioni e osservazioni effettuate durante un periodo di parecchi mesi, fecero concludere che le rocce erano perfettamente allineate con il sorgere e il tramonto del sole. Determinavano i solstizi e gli equinozi. Ma il misterioso buco nel terreno era rimasto come un grande puzzle.

In base alla posizione delle tre pietre che appaiono nel sito, e che rispecchiano le tre stelle della cintura di Orione che per il fenomeno della precessione degli equinozi, erano visibili nell’orizzonte, sono stati effettuati dei calcoli per stimare il momento in cui le tre pietre del calendario erano in linea con queste stelle visibili nel cielo.

 

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Il primo calcolo approssimativo fu di almeno 25.000 anni fa. Ma le misure nuove e più precise tendevano ad aumentare l’età. Il calcolo successivo è stato compiuto da un maestro archeo-astronomo, che vuole rimanere anonimo, per paura del ridicolo dalla Fraternità accademica. Il suo calcolo si è basato sul sorgere di Orione e ha suggerito un’età di almeno 75.000 anni. Il calcolo più recente e più preciso, fatto nel giugno del 2009, suggerisce un’età di almeno 160.000 anni, sulla base del sorgere apparente di Orione all’orizzonte – ma anche dell’erosione delle pietre di dolerite trovare sul sito.
Alcuni pezzi dei marcatori di pietra sono rotti e giacciono per terra, esposti all’erosione naturale. Quando i pezzi sono stati rimessi insieme, circa 3 cm di pietra erano già stati portati via. Questi calcoli hanno aiutato a valutare l’età del sito dal calcolo del tasso d’erosione della dolerite.

Rimane la domanda: ha costruito la metropoli? E perché?

Sembrerebbe che gli esseri umani abbiano sempre apprezzato l’oro. È anche menzionato nella Bibbia, che descrive i fiumi del Giardino dell’Eden:
Genesi 2:11 – Il nome del primo [fiume] è Pishon; scorre intorno a tutto il paese di Havilah, dove c’è l’oro.

Il Sud Africa è conosciuto come il più grande paese produttore di oro al mondo. La più grande zona di produzione d’oro del mondo è il Witwatersrand, la stessa regione dove si trova l’antica metropoli.
Johannesburg, viene anche chiamata “Egoli”, in lingua nativa Zulu, che significa la città d’oro.
Sembra molto probabile che l’antica metropoli sorgesse per via della sua vicinanza con l’offerta d’oro più grande del pianeta. Perché mai l’oro divenne così importante per i primi Homo sapiens?
Per trovare la risposta, abbiamo bisogno di analizzare il periodo storico in questione che va dal 160.000 al 200.000 anni a.C., e scoprire ciò che stava accadendo sul pianeta Terra.

Gli scienziati non riescono ancora a capire perché questo nuovo tipo umano denominato Homo sapiens apparve improvvisamente, o come avvenne il cambiamento, ma sono in grado di rintracciare i nostri geni sino ad una sola donna, che è nota come “Eva mitocondriale”.

 

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Eva mitocondriale (mt-MRCA) è il nome dato dai ricercatori alla donna che è definita come l’antenato comune matrilineare più recente (MRCA) per tutti gli esseri umani attualmente viventi. Tramandato da madre a figlio, tutto il DNA mitocondriale (mtDNA) in ogni persona vivente è derivato da questo individuo di sesso femminile. Eva mitocondriale è la controparte femminile di Adamo Y-cromosomico, l’antenato comune patrilineare più recente, pur vivendo in tempi diversi.
Si crede che Eva mitocondriale sia vissuta tra 150.000 a 250.000 anni a.C., probabilmente in Africa orientale, nella regione della Tanzania e delle zone immediatamente a sud e ad ovestm (ma il ritrovamento in Sud Africa, sovverte tale certezza). Gli scienziati ipotizzano che vivesse in una popolazione di forse 4.000-5.000 femmine, in grado di produrre prole. Se altre femmine avessero avuto prole con cambiamenti evolutivi del loro DNA, non se ne registra ad oggi alcun dato sulla loro sopravvivenza. Sembra quindi che siamo tutti discendenti di questa femmina umana.
Eva mitocondriale sarebbe stata pressoché contemporanea di esseri umani i cui fossili sono stati rinvenuti in Etiopia, nei pressi del fiume Omo e di Hertho. Eva mitocondriale visse molto prima dell’emigrazione dall’Africa, che potrebbe essersi verificata tra 60.000 e 95.000 anni fa.

 

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La regione dove si può trovare il massimo livello di diversità mitocondriale è quella segnata in arancione, mentre la regione in cui gli antropologi ipotizzano che la divisione più antica della popolazione umana abbia iniziato a verificarsi è quella in rosso scuro. L’antica metropoli si trova in quest’ultima regione, che corrisponde anche al periodo stimato in cui le mutazioni genetiche improvvisamente accaddero. Strana coincidenza.

Per comprendere meglio ciò di cui si sta parlando in questo articolo, bisogna fare uno stacco e accennare alla storia dei sumeri.

Molte leggende sumere sono sorprendentemente simili alla nostra Genesi. Come la Genesi, la leggenda sumera Atrahasis racconta la storia della creazione degli esseri umani moderni, non da un Dio d’amore, ma da esseri provenienti da un altro pianeta, che avevano bisogno di “lavoratori schiavi”, per aiutarli a lavorare nelle miniere d’oro per la loro spedizione extra-planetaria.

La storia racconta che gli “dèi”, esseri provenienti da un pianeta chiamato Nibiru, scavano fossati e miniere in cerca di oro. C’erano due gruppi di “divinità”, la classe dei lavoratori e la classe dirigente, cioè gli ufficiali. Gli dèi lavoratori avevano costruito le infrastrutture, come pure lavoravano nelle miniere d’oro.
Dovevano scavare i canali, tenerli puliti, scavare le arterie vitali della terra, gli dèi infatti scavarono il letto del fiume Tigri, e poi quello dell’Eufrate. – (Dalley 9, Atrahasis).


I moderni esseri umani, homo sapiens, non esistevano ancora; solo ominidi primitivi vivevano sulla Terra.
Dopo 3.600 anni di duro lavoro, gli dèi cominciarono a lamentarsi, il lavoro era diventato troppo per loro. Decisero di scioperare, bruciando i loro strumenti e circondando il tempio del dio principale Enlil che era anche la sua dimora. Il ministro di Enlil, Nusku, scosse Enlil dal letto e l’avvisò che la folla inferocita era lì fuori. Enlil si spaventò, il suo volto infatti viene descritto come “olivastro come un tamerice”. Il ministrò Nusku consigliò ad Enlil di chiamare gli altri grandi dèi, soprattutto Anu, il Dio del cielo capo di tutti gli dei, ed Enki, il dio delle acque dolci. Anu consigliò ad Enlil di scoprire chi fosse il capo della ribellione. Mandarono allora Nusku fuori per chiedere alla folla delle divinità chi fosse il loro leader. La folla rispose: “Ciascuno di noi dèi vi ha dichiarato guerra!” (Dalley 12, Atrahasis).
Poiché la classe superiore degli dèi ora vedeva che il lavoro degli dèi di classe inferiore “era troppo difficile”, decisero di sacrificare uno dei ribelli per il bene di tutti. Avrebbero preso un solo Dio, l’avrebbero ucciso ed avrebbero creato il genere umano, mescolando la carne e il sangue del dio con l’argilla:
“Belit-ili, la dea del grembo materno, è presente,
Lasciate che la dea del grembo materno crei la sua prole,
E lasciate che l’uomo sopporti il carico degli dei!” (Dalley 14-15, Atrahasis)

Dopo che Enki li istruì sui rituali di purificazione per il primo, settimo e quindicesimo giorno d’ogni mese, gli dèi uccisero Geshtu-e, “un dio che aveva l’intelligenza” (il suo nome significa “orecchio” o “saggezza”) e formarono l’umanità dal suo sangue e dalla creta. Dopo che la dea della nascita mescolò l’argilla, tutti gli dèi si raccolsero intorno e sputarono su di esso. Poi Enki e la dea dell’utero presero l’argilla e la portarono nella “stanza del destino”, dove si riunirono tutte le dee del grembo materno:
“Egli [Enki] calpestò l’argilla in presenza di lei;
Lei continuava a recitare un incantesimo,
Perché Enki, soggiornando in sua presenza, l’aveva obbligata a recitarlo.
Quando ebbe finito il suo incantesimo,
Estrasse quattordici pezzi d’argilla,
E mise sette pezzi a destra,
Sette a sinistra.
Tra di essi depose un mattone di fango.” (Dalley 16, Atrahasis)

 

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La creazione dell’uomo sembra essere descritta come una specie di clonazione o di quella che noi oggi chiamiamo fecondazione in vitro.
Il risultato fu un ibrido o “umano evoluto”, con maggiore intelligenza, che potesse svolgere le funzioni fisiche degli dèi lavoratori e anche prendersi cura delle esigenze di tutti gli dèi.
Viene raccontato in altri testi, che la spedizione è venuta per l’oro, e che grandi quantità sono state estratte e spedite fuori del pianeta. La comunità in Sud Africa era chiamata “Abzu” ed era la posizione privilegiata delle operazioni minerarie.
Poiché questi eventi sembrano coincidere con le date di “Eva mitocondriale”, vale a dire dal 150.000 al 250.000 a.C., e sembrano essere situati nella regione delle più ricche miniere d’oro del pianeta, alcuni ricercatori pensano che le leggende sumere possano, infatti, essere basate su avvenimenti storici.

Secondo gli stessi testi, una volta conclusa la spedizione mineraria, fu deciso che la popolazione umana avrebbe dovuto essere sterminata in un diluvio che era stato previsto dal astronomi degli “dèi”. A quanto pare, il passaggio ciclico del pianeta natale degli dèi, Nibiru, stava per portarlo abbastanza vicino all’orbita della Terra e la sua gravità avrebbe provocato una risalita (marea) degli oceani che avrebbe inondato la terra, mettendo fine alla specie ibrida, homo sapiens.

Secondo la leggenda, uno degli “dèi” provava simpatia per uno di questi esseri umani chiamato Zuisudra, e lo avvertì di costruire una barca per cavalcare l’onda del diluvio. Ciò divenne la base per la storia di Noè nel libro della Genesi.

 

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Le leggende sumere, parlano della vita su altri pianeti e della clonazione umana, e ciò è di per sé davvero sorprendente, ma troppe coincidenze raccontano di questa città mineraria, Abzu, per credere che tale leggenda non sia vera. Ultima non ultima, tale epoca è coincidente con l’improvvisa e scientificamente inspiegabile evoluzione degli ominidi a homo sapiens.

 

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